Giornata Mondiale della salute Mentale

Giornata Mondiale della salute Mentale

Riflessioni a margine del Convegno: ”Giovani oggi: carenze nelle relazioni con gli adulti”, a cura di Enrico Marchi, psichiatra e consigliere della Società Medico Chirurgica Lucchese

La ricorrenza odierna ci porta sempre più a pensare a quanto sia necessaria una maggiore vicinanza tra Enti istituzionali, associazioni e Istituti scolastici per potere affrontare in rete e in costante collaborazione il fenomeno dilagante della difficoltà nella relazione tra giovani ed adulti, che oggi appare particolarmente complessa in ogni ambito, ma in particolare in quello familiare ed in quello scolastico.

27 Sett 2018
Enrico Marchi, psichiatra e consigliere della Società Medico Chirurgica Lucchese

Gli episodi di bullismo che hanno occupato nell’ultimo semestre le cronache nazionali mettono in evidenza oltre all’agire violento degli studenti coinvolti, anche un comportamento che induce inquietanti riflessioni sulla generazione che dovrebbe tra pochi anni guidare il nostro paese.

SMCL da tempo tratta le problematiche della salute attraverso un’ottica estesa di osservazione, cercando di seguire nei dibattiti e nei contributi scientifici, che porta avanti nei Convegni e nelle varie iniziative, un taglio decisamente orientato all’analisi preventiva delle varie problematiche prese in esame ed ai conseguenti interventi che ne permettano una riduzione dello specifico rischio.

Per tali motivi il campo di interesse è stato focalizzato non solo su temi di stretta natura medico-biologica, ma anche e soprattutto su argomenti che coinvolgano aspetti psico-sociali e culturali; è nostro interesse dare informazioni e strumenti di lettura e, se possibile, di soluzione delle varie problematiche di volta in volta dibattute con addetti ai lavori di vari settori (Scuole, operatori socio-sanitari, cittadini), attraverso confronti e approfondimenti in cui non si parli solamente di dati relativi a situazioni cliniche già consolidate e ai loro esiti, ma si possano ipotizzare strategie di ampio respiro preventivo… come dire “non raccogliere solo morti e feriti in guerra, ma cercare di non farla scoppiare…”.

Lo scorso anno SMCL ha trattato il delicato tema della pornografia in età adolescenziale in uno specifico convegno, intercettando da subito in quella occasione la necessità di trattare nel futuro anno la problematica del bullismo e cyberg-bullismo che di fatto saranno oggetto a Novembre del prossimo convegno, attualmente in fase di organizzazione con il grosso contributo di docenti delle scuole cittadine.

Parlare del bullismo è parlare della fragilità e del disagio di una generazione giovanile che riflette pienamente la deriva di una società “liquida” (cit. Zygmunt Bauman), in caduta quasi libera su molti aspetti valoriali ed etici…è la nostra fragilità di adulti che si riflette sui giovani e che viene raccolta spesso quotidianamente da docenti e insegnanti oramai divenuti a tutti gli effetti “professionisti di aiuto”, sempre piu’ necessitanti di supporto e formazione per mantenere quel minimo di asimmetricità relazionale che il ruolo rivestito assegna loro; l’amicizia tra docenti e discenti (in riferimento ai precedenti interventi degli studenti…), così come quella tra genitori e figli, non aiuta la crescita maturativa, anzi…avere amicizia vuol dire avere poche regole nella relazione, cosa invece indispensabile per sostenere un ruolo parentale e didattico-educativo.

In quasi tutte le civiltà industrializzate stiamo assistendo a mutamenti epocali negli stili di vita e nei rapporti comunicativi intersoggettivi e anche intrasoggettivi, sostenuti per gran parte dalla digitalizzazione e dalla globalizzazione dei consumi; assistiamo a una lenta estinzione del desiderio, a una perdita della mentalizzazione e ad una pressoché assenza di empatia (cit. Umberto Galimberti) che ci portano all’opacizzazione indifferente nei rapporti interpersonali, fino allo smarrimento della psicoapatia, stato mentale senz’altro stimolato da condotte dipendenti e di abuso e anticamera privilegiata di molti disturbi clinici psichiatrici.

Una ricerca recente riportata nel libro “Ultimo banco” di Giovanni Floris, mette in evidenza dati estremamente preoccupanti. Un adolescente su dieci in Italia è globalmente insoddisfatto della propria vita, delle relazioni amicali, familiari e della propria salute. Da questo deriva il serio pericolo che le fragilità tipiche di questo delicato periodo di vita possano sfociare in veri e propri disturbi psichici. Se consideriamo il fenomeno in termini numerici, dato che in Italia vivono oggi circa 8 milioni e 200.000 giovani tra i 12 e i 25 anni, di questi circa il 10% (oltre 800.000) ritengono di avere già perso la partita con la vita. Un altro aspetto strettamente correlato, da un lato alla percezione del fallimento e dall’altro al convincimento di non poter essere aiutati, è testimoniato dall’aumento dei problemi psichiatrici tra gli adolescenti: nel 2014 a livello nazionale il numero dei ricoveri nella fascia di età compresa tra i 14 e i 18 anni è stato di 9.924 con una media annua di 27 ricoveri al giorno. Il recupero di una relazione forte, costruita su basi solide e condivisa potrà essere l’argine a questo preoccupante insieme di fenomeni.

Nel settore diagnostico di fatto lo scenario è molto cambiato: quasi scomparse le diagnosi di gravi malattie mentali quali le psicosi schizofreniche per i progressi scientifici e sociali che permettono trattamenti farmacologici precoci ed efficaci in regimi di non ricovero, oggi sono in netto aumento molti disturbi di personalità e dipendenze legati ai cambiamenti degli stili di vita ed educativi, che spostano sempre più oltre il senso del limite, annullando il senso di colpa e spingendo ad un parossismo dell’eccesso davvero difficile da contenere; nel secolo scorso molti disturbi venivano riferiti all’inibizione frustrante e repressiva delle regole familiari e sociali che interferivano con un sano sviluppo psicologico e di cui l’isteria rappresentava, specie nel sesso femminile, l’esempio clinico piu’ eclatante e diffuso.

Oggi tutto è possibile e declinato a livello strettamente individuale, con un’ottica narcisistica davvero limitante ed escludente, che trova forse il solo modo di espressione sociale nella “banda”, vero e proprio laboratorio di trasgressione spinta ai limiti ed in cui il bullismo trova terreno fertile; banda come luogo in cui sembra di ritrovare quella identità smarrita, o mai posseduta, attraverso il morboso e brutto gioco tra vittima e carnefice.

Entrambi individui fragili, bullo e bullizzato, sviluppano nel tempo problematiche che assumo chiari aspetti clinici; eventi ripetuti e dolorosi come quelli legati al bullismo, incidono fortemente nello sviluppo psichico, modificando carattere e personalità che, come sappiamo dagli studi epigenetici recenti, non hanno a che fare solo con il nostro genoma, ereditato ma non immodificabile dalla nascita alla senilità, ma anche con il cosidetto esposoma, l’insieme degli eventi che ci accadono nell’arco vitale e che sono in grado di modificare il nostro DNA.

Ecco allora la comparsa di Disturbo Postraumatico da Stress, ansia panica e depressione nei ragazzi vittima di bullismo, con esiti, purtroppo ben conosciuti in cronaca, di condotte autolesive ed anticonservative; ma anche i bulli nel tempo sviluppano serie problematiche psichiche, diventando affetti da disturbi personologici come quello antisociale o di discontrollo degli impulsi, in genere legati a condotte di abuso.

Le possibilità di intervento che la SMCL propone sono legate ad una lavoro di consulenza formativa ai docenti e di sostegno a familiari ed alunni, concretizzabile nell’immediato nella organizzazione di focus group su temi specifici da presentare al prossimo Convegno su Bullismo e Cyberbullismo di Novembre, mentre a lungo termine si propone una serie di incontri a piccoli gruppi per insegnanti , alunni e genitori (separatamente), centrati sulle questioni più importanti quali la relazione consapevole, la ricostruzione delle mappe affettive, la alfabetizzazione emozionale, lo stile relazionale accogliente e tollerante. La mediazione artistica basata sulla condivisione dell’emozione estetica avrebbe molta possibilità di applicazione nella formazione e nella prevenzione del disagio.

Anche la metodologia Balint per gli insegnati, mutuata da decennale esperienza nel campo medico, può essere un valido aiuto ad incrementare l’attitudine alla riflessione e al confronto sui casi difficoltosi. Lo scopo di queste tecniche è sempre quello di aumentare nei partecipanti la percezione delle problematiche anche in relazione ai propri vissuti professionali e personali, rispettando attraverso il clima facilitante e al contempo riservato del piccolo gruppo, la privacy della storia personale di ognuno.

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