NO AL REGIONALISMO DIFFERENZIATO. I DANNI MAGGIORI PER IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

NO AL REGIONALISMO DIFFERENZIATO. I DANNI MAGGIORI PER IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Pubblichiamo, di seguito, l’intervento di Mauro Valiani, presidente Forum Diritto alla Salute, in merito alla “Autonomia regionale differenziata”. Sul tema, domani 16 Febbraio si terrà a Palazzo Bastogi, via Cavour 18 a Firenze, un incontro dal titolo: “Il regionalismo differenziato, colpo finale al Sistema Sanitario Nazionale”.

La cosiddetta “autonomia regionale differenziata” è in pratica la richiesta di un ulteriore ampliamento dei poteri delle tre regioni Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, a cui si prevede che presto si accoderanno (anche se probabilmente con richieste di minore portata) pure Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria e Marche. Nel silenzio generale verso l’opinione pubblica. Nel giro di poche settimane si potrebbe realizzare la mutazione definitiva della nostra architettura istituzionale, la destrutturazione della nostra Repubblica. La vicenda è partita con i referendum svolti in Veneto e Lombardia nel 2017, cui ora si vuole dare seguito senza tenere alcun conto dei principi di tutela dell’eguaglianza, dei diritti e dell’unità della Repubblica affermati dalla Corte Costituzionale. La devoluzione alle regioni riguarda le 23 materie previste dal terzo comma dell’art. 117, tra cui: politiche del lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente, rapporti internazionali e
con l’Unione Europea. Come dice bene sul Corriere di oggi Galli della Loggia, “in pratica … se tutte queste richieste o anche solo la loro parte più importante fossero accolte, a più o meno breve scadenza l’intero Centro-Nord della Penisola diventerebbe un Paese a sé. I cui cittadini avrebbero la possibilità di godere di una certa qualità di scuola, di assistenza sanitaria, di trasporti, di tutela ambientale; mentre quelli della parte della Penisola dal Lazio in giù disporranno invece di queste medesime cose ma di una qualità assai diversa. Inutile dire quale delle due presumibilmente la migliore”. Tra i settori in cui ci sarebbe il maggiore impatto negativo c’è senz’altro la sanità. Alcune regioni avrebbero i poteri esclusivi dello Stato su: personale, farmaci, governance, fondi integrativi, tariffe, servizi, formazione. Lo Stato quindi su queste fondamentali materie non avrà più voce in capitolo. Ogni regione se la suonerà e se la canterà come vuole, potrà privatizzare i suoi servizi, potrà fare contratti ad hoc per i propri operatori, potrà dare di più o di meno, potrà gestire la sanità con aziende uniche, centralizzate, o altro, potrà avere propri operatori specifici, potrà formare perfino i medici come vuole, potrà curare la gente a modo suo, potrà ovviamente mettere le tasse che servono sui propri cittadini. Morirebbe così, nel quarantennale della sua nascita, il servizio sanitario nazionale. Ci saranno Regioni di serie A e di serie B e l’impulso ad una maggiore privatizzazione. Il servizio non si baserà sui bisogni, ma sul differente reddito di ogni regione. Le Regioni più ricche saranno messe sempre meglio, quelle più povere sempre peggio. Sappiamo come già ora sono grandi le differenze in termini di assistenza sanitaria delle regioni. Figuriamoci gli effetti di questa controriforma! Il diritto alla salute cesserà di essere un ben pubblico nazionale per assumere una valenza locale. Per fortuna tutte le organizzazioni mediche si oppongono.

La più potente criticità di questa fase della storia del nostro paese è l’aumento delle diseguaglianze. Stanno minando alla base il bene salute. Universalismo e globalità del SSN sono a rischio. Il problema non è di fare il conto delle risorse tra lo stato e la singola regione, ma di quanto il trasferimento ‘in più’ ad alcune regioni incida sul trasferimento che deve essere
assicurato a tutte le altre del nostro paese. Se questa riforma va avanti nei termini in cui è stata annunciata, senza un intervento del parlamento e una discussione in tutto il paese, creerà problemi gravi al sistema dell’istruzione e soprattutto al servizio sanitario nazionale. L’autonomia differenziata si sostanzierà nel trattenimento delle proprie risorse da parte dei territori più ricchi. Vogliamo batterci contro questa ‘secessione dei ricchi’. Il nostro è un grido di allarme, nella speranza che ci si possa ancora fermare. Il convegno nazionale di sabato 16 a Firenze è organizzato dal nostro Forum Diritto alla Salute, dalla Rete Dico 32, in collaborazione con il gruppo consiliare regionale ‘Sì-Toscana-a-sinistra’. Avremo la presenza di alcuni riferimenti importanti, sia del costituzionalismo, come il professor Massimo Villone, sia della difesa della sanità pubblica come Nerina Dirindin e Ivan Cavicchi. E avremo anche la posizione della Cgil nazionale, col responsabile nazionale sanità Stefano Cecconi. Maurizio Landini ha già criticato apertamente il regionalismo differenziato. Il prof Villone spiegherà che il processo potrebbe essere fermato da una discussione in Parlamento o, se malauguratamente gli accordi con le tre Regioni andassero in porto, c’è la possibilità, ai sensi di una sentenza della Corte Costituzionale, che singoli parlamentari ricorrano alla Consulta. Non si può fissare attraverso un accordo del governo con una regione, un cambiamento di potere della regione più forte che comporta un danno generalizzato per l’Italia intera.

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