TANTRA: LA VIA PER AMPLIARE LA COSCIENZA di Valter Bencini

TANTRA: LA VIA PER AMPLIARE LA COSCIENZA di Valter Bencini

Pubblichiamo il contributo di Valter Bencini, psicoterapeuta individuale e di coppia, relatore alla seconda giornata del convegno “Giovani e pornografia, gli effetti devianti sull’eros giovanile”.

La via o tecnica per ampliare la coscienza altro non è che il TANTRA. La parola Tantra oltre ad essere tradotta come “tecnica per ampliare la coscienza”, la troviamo anche interpretata come “tessere insieme” e anche “abbattere i confini o i limiti”. Già queste tre definizioni messe insieme possono dirci molte cose; è una via che si pratica in coppia, che prevede un aumento della coscienza e consapevolezza, attraverso il superamento dei limiti e blocchi del proprio sé. Il Tantra vede l’amore come un atto sacrale, dove la donna e l’uomo trovano il divino che c’è in loro stessi per scambiarlo col partner. C’è sempre scetticismo quando ci si avvicina a una disciplina orientale e se ne testa l’adattabilità al mondo occidentale. Ovviamente è una scelta personale, ma in un convegno dedicato ai Giovani e alla Pornografia, pur non essendo il tantra, una strada proponibile per i primissimi approcci sessuali, parlare di una via dove i partner riconoscono la dignità e la sacralità del proprio corpo e dell’altro, mi pare quanto mai appropriato per evidenziare un modo di amare dove la sessualità è vissuta liberamente, intensamente e responsabilmente costituendo un ponte verso la spiritualità.

Dott.-Jona-V.-Bencini
Valter Bencini, psicoterapeuta individuale e di coppia

Nel 1999 il famoso cantante Sting con l’affermazione che era capace di far l’amore per sette ore con la propria partner, affermazione oggi precisata e ridimensionata, ha portato intorno al tantra una marea di curiosi e di prestazionisti. Il tantra non è questo. Solo il 7% dell’intero corpo dei testi tantrici contiene brani centrati sull’erotismo, il rimanente 93% parla dei mantra, dei mandala, delle meditazioni sul divino. Fare l’amore per ore non è certo impossibile ma non è questo il punto. Il punto è considerare l’amore come un’arte e non come una ginnastica del sesso, come una via che porta consapevolezza e rilassamento nell’atto amoroso per accedere agli stadi di piacere e di coscienza più sublimi e non certo la capacità di ripetere a memoria le posizioni più strane. In questa disciplina avviene la singolare circostanza di coniugare due aspetti della ricerca spirituale (controllo ed estasi) che altre scuole tengono distinte e di capire che non occorre essere santi o mistici o fortunati per ripetere con regolarità un’esperienza estatica. Il Tantra non è record ma un modo molto femminile di amare, perché in realtà ha origine da una cultura matriarcale. Le origini risalgono al 2000 a.c. quando gli Harappei popolarono la valle dell’Indo. Una popolazione che godeva di benessere e non aveva grosse occasioni di conflitti. Ogni abitazione era dotata di almeno un bagno e c’erano già reti fognarie coperte, A Mohenio Daro la capitale si riscontra l’assenza di templi e nella piazza principale c’è una gigantesca piscina, un vero monumento al benessere. La stanza principale delle case era pertinenza delle donne con un grande letto in cui la padrona di casa celebrava l’atto amoroso. L’esperienza della donna con il divino è diretta non come le religioni patriarcali in cui c’è bisogno spesso di un intermediario. Non c’è la dicotomia della religione Cristiana in cui la donna nei suoi estremi o è la “santa” o la “peccatrice”. A Kajurao dove il tantra arrivò più tardivamente, le figure femminili dei Templi esibiscono la loro sessualità e la loro femminilità all’adorazione dei fedeli, mostrandosi accoglienti e ricettive. Nelle culture matriarcali divino e trasgressivo convivono e la donna occupa ovviamente un posto d’onore. Il tantra crebbe e fiorì fino al XII sec. D.C.S. specie nell’India del Nord. Fino a che fu soppresso con il prevalere della religione islamica. Sopravvisse nel Bengala e nell’Assam; in Tibet fu più libero di esprimersi grazie al Buddhismo e, ancor prima, grazie allo sciamanesimo Bon. Negli anni 70 la rivoluzione sessuale e l’emancipazione della donna preparò il terreno per riscoprire l’unione di piacere e sessualità. La sessualità è oggi liberata e la donna a livello sociale ha un suo spazio ma tuttora si presuppone che il sesso appartenga più al maschio e che soddisfi più il desiderio maschile che quello femminile. In un certo senso la pornografia non fa che avvalorare questo schema. La repressione patriarcale esercitata sia sulla sessualità sia sul femminile fa sì che ancora oggi molte donne e anche molti uomini non riescono a pensare al sesso come veicolo della crescita spirituale, come avveniva tra le Harappei, matriarche di un mondo erotico, concepito al femminile. Dalla repressione di un tempo si è passati alla prestazione ad ogni costo, aggiungendo così a un altro elemento di sofferenza: le disfunzioni sessuali. Col tantra si può diventare un amante migliore ma è come l’effetto collaterale di un farmaco e il farmaco si chiama “portare maggiore consapevolezza nell’atto amoroso”. Non è pensabile che accettiamo che ci sia una cultura del benessere, del cibo, dello sport e non ci possa essere una cultura del sesso. Tutti in questo campo siamo autodidatti. Nel mondo dell’eros la tradizione è scarsa, nessuno ammette di aver bisogno di un maestro, le esperienze si fanno da soli, le informazioni si prendono spesso dai coetanei e ciò che ci propone la società come modelli eccitanti (pornografia, privè Etc.) appare ai miei occhi francamente deprimente. Tutti noi aspiriamo al benessere e al piacere ma contemporaneamente, in taluni casi, arrivati a certi livelli, abbiamo paura a esplorare ad andare oltre. Goethe diceva che “niente è più insopportabile d tre giorni di continuo piacere”. Nel tantra per vincere blocchi e liberare il nostro potenziale sessuale non ci sono processi mentali particolari da attivare ma la conoscenza del proprio corpo e l’introduzione di quattro chiavi, che nella pratica si dovrebbe riuscire ad attivare contemporaneamente, che portano alle vette del piacere:

1) L’attenzione – a noi stessi e al nostro partner – limitandoci a sentire la realtà senza farsi condizionare dall’aspettativa di come dovrebbe essere secondo noi – fondamentale il contatto visivo. Stare nel qui e ora e non su ciò che è accaduto o su ciò che accadrà.

2) Il movimento e il ritmo – dobbiamo permettere al nostro corpo di muoversi liberamente in modo da poter fluire come in una danza e allo stesso tempo con il partner

3) respiro – Respirare corto mentre si fa l’amore, è come salire su una macchina sportiva, pigiare l’acceleratore tendendo il freno a mano tirato. Il respiro ci connette alle sensazioni e alle emozioni. Deve essere profondo, diaframmatico ai movimenti del bacino. Per l’uomo, in inspirazione si gonfia l’addome e s’inarca il bacino all’indietro e si espira abbinando al movimento penetrativo. Una sorta di dolce danza, una situazione ben diversa dal ritmo martellante in avanti con la schiena e bacino in tensione, che ci mostrano i film pornografici, ovvero Il miglior ritmo per incorrere in una probabile eiaculazione precoce.

4) suoni e voce – dare al nostro corpo di esprimere le proprie emozioni, il proprio sentire attraverso il suono e la voce.

Nel tantra ogni esperienza che sia una meditazione, un massaggio, un amplesso è preceduto e chiuso dal reciproco Namastè, il saluto che indica il riconoscimento della Divinità che è nell’altro. Qualcosa di lontano anni luce dal modello pornografico. Non solo è Dignità, ma è una grande prova di rispetto e libertà. Chiudere il saluto, significa che quell’esperienza può essere unica e terminare lì oppure essere ripetuta all’infinito. Una libertà dove il possesso patriarcale è totalmente assente e conferma la matrice femminile di questa disciplina. Nella pornografia non esiste il NO. La donna è sempre consenziente, pure se il partner è ai suoi occhi brutto, sgarbato, violento. Un messaggio totalmente lontano dalla realtà e sappiamo quanto la mancanza di capacità di elaborare un no da parte di un uomo sia pericolosa. Ne vedo una causa senza avere la presunzione che sia l’unica: la mancanza del padre ha un ruolo rilevantissimo. Manca colui che coniughi dolcezza e fermezza per introdurci e guidarci alla vita. Non è un problema facilmente risolvibile: la società consumistica ha indotto bisogni fin dal dopo guerra che hanno allontano il padre sempre più dalla famiglia e ora, con l’aumentare di queste dipendenze consumistiche, stiamo iniziando a vedere figli che stanno pochissimo coi propri genitori. L’aggravante odierna per un figlio maschio è la mancanza di figure vicarianti: assistiamo a un progressivo diminuire delle figure maschili nella scuola. Siamo spesso padri assenti, figli a nostra volta di padri assenti. Inoltre quelle che fino a un decennio fa potevano essere definite prospettive, nell’ambito dell’ingegneria genetica e delle biotecnologie, in molti casi legittime nel soddisfare il desiderio di maternità, sono oramai diventate assolute certezze, fino all’ abominio etico però della sperimentazione sulla clonazione. Il messaggio sociale che passa, neppure tanto nascosto, è che l’uomo non serve: Non serve nella sua funzione sessuale, nella sua funzione riproduttiva e soprattutto di padre. Maschi si nasce ma diventar uomini non è impresa facile. Nella femmina ci sono delle tappe fisiche che in qualche modo sono dei marker importantissimi che sanciscono il suo ruolo di donna: le mestruazioni e il parto. Nel maschio queste prove naturali mancano ed è dell’iniziatore paterno che abbiamo bisogno. Se la madre simbolicamente è nutrimento, accoglienza, calore, il padre insegna che la vita non è solo appagamento e rassicurazione ma c’è anche perdita e fatica. Il padre si connette all’insegnamento del distacco e della ferita iniziatica e il primo distacco che opera è dalla simbiosi materna. Un colpo doloroso che schiude però all’amore per se stesso e per gli altri. E’ un amore che non nutre la dipendenza dal femminile, non nutre la vanità della seduzione, non nutre l’illusoria sicurezza del possesso. E’ un amore che fa sì che le prime inevitabili ferite della vita siano viste, accolte e superate; e’ un amore che fa sì che il no o il rifiuto in generale di una donna siano accettati e metabolizzati senza alimentare paure e coltivare drammi. Coloro che nel linguaggio comune chiamiamo “selvaggi”, conservano ancora oggi Riti di Passaggio alla maggiore età. Sono riti iniziatici e tribali che possono anche cambiare di forma e circostanza, ma che nella sostanza rimangono uguali ovunque, perché la Tradizione, come diceva Guenon, è unica. Il copione è sempre il solito; dalle tribù pellerossa, agli indigeni africani, agli aborigeni australiani, gli uomini della tribù, spesso con la complicità delle donne stesse, strappano i bambini alla madre, li isolano per giorni, fanno condividere loro la vita degli adulti e spesso c’è quasi sempre un gesto simbolico di grande valenza: il padre alza il figlio verso il cielo, quasi a togliere il figlio dai bisogni materiali, soddisfatti fino a quel momento dalla madre, per collocarli lungo l’asse verticale della ricerca di sé e dell’esperienza “trascendente” con il “padre divino”. Lo stesso gesto che compie Ettore con Astianatte prima di andare ad affrontare Achille, quasi un commovente passaggio ideale di consegne.”. La società occidentale ha “deciso” di fare a meno delle iniziazioni. Troppo più facile vivere senza ferita e senza perdita. Il risultato è, maschio o femmina di cui si parli, di dar vita a un essere umano dedito al consumismo, all’affermazione ad ogni costo, ma in ogni caso c’è un prezzo da pagare. Uomini e donne che sono eternamente “fanciulli”, prima o poi, svilupperanno depressione o una qualche forma di nevrosi, che si genera ogni qual volta l’essere umano prova a infrangere una legge di natura. Il recupero di valori non può che passare dal dialogo tra una donna figlia in qualche modo della rivoluzione sessuale ed un uomo figlio dello smarrimento conseguente.. Il nuovo uomo e la nuova donna dovranno condividere valori paritetici, per poi trasmetterli ai figli: l’amore, il rispetto, la dignità. La pornografia, per sua stessa natura, non può riconoscersi in alcuno di questi valori. Praticare il tantra significa in qualche modo essere iniziato al piacere sessuale che si trasforma in spiritualità, abbandonando dipendenza e possesso, fuori da ogni tentazione di consumismo e affermazione sull’altro. Per realizzare tutto questo bisogna che il cuore sia “aperto” senza paure, senza resistenze, senza ostacoli pronto a dare tutto se stesso e predisposto anche a ricevere. Potremo imparare mille tecniche, ma senza il cuore, nessuna di queste tecniche potrà farvi ampliare la consapevolezza dell’atto sessuale come gesto di amore, rispetto e dignità per l’altro.

 

Bibliografia

  1. Bly – Per Diventare Uomini

 

  1. Guenon – Considerazioni Sulla Via Iniziatica
  2. Odier – Tantra . L’niziazione di un occidentale all’amore assoluto
  3. Risè – Il Padre

E &M Zadra – Tantra la via dell’estasi sessuale

L- Yesce – La via del tantra

 

 

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